CONFERENZA PROGRAMMATICA
REGIONALE
SABATO, 9
NOVEMBRE 2002
SALA CONVEGNI APOF - POTENZA
“LE
ACLI PER UN ASSOCIAZIONISMO PROTAGONISTA DELLA
SOCIETA’CIVILE DI BASILICATA”
Relazione di Giulio Sarli
Presidente Regionale ACLI
RELAZIONE
Giulio Sarli
Presidente Regionale ACLI di Basilicata
Buon giorno e un grazie
sentito a tutti Voi per aver accolto l’invito a partecipare a questa
nostra conferenza programmatica regionale.
Dopo il momento religioso per il quale ringraziamo Mons. Superbo
e Don Vito Manfredi, nostro accompagnatore spirituale,
cerchiamo di approfondire i lavori della
giornata entrando nel vivo dell’argomento in discussione e cioè il
tema dell’associazionismo, con particolare riferimento alle nuove
forme dell’azione volontaria e dell’impegno civile. E questi nostri
lavori ricalcheranno in parte quelli della conferenza programmatica
nazionale che si è tenuta a Roma nell’aprile scorso e si è
conclusa con l’udienza speciale del Santo
Padre a tutto il mondo Aclista il 27 aprile.
La conferenza nazionale ha individuato alcune linee progettuali che
hanno attraversato il lavoro delle conferenze provinciali e che oggi
costituiranno oggetto della nostra discussione.
Le linee individuate rappresentano, nel loro insieme, l’identità
culturale delle Acli e la loro struttura materiale. Identità e
struttura sono colte nella loro situazione attuale come ci
vengono consegnate da una tradizione ricca
e consolidata, anche se oggi leggiamo punti di forte interrogazione
sul presente, sul come ora ci offriamo al rapporto e al confronto con
le nuove generazioni.
Ma cosa vogliono indicare le linee
progettuali, quali tracce di lavoro vogliono suggerire?
Ogni fase riconduce, in qualche modo, ad un aspetto della nostra
identità associativa che è articolata e plurale: si fa riferimento a
valori e a proposte etico-culturali; si mettono a fuoco i luoghi
fisici, le strutture e i processi, le relazioni;
si verifica il modo con cui si leggono i bisogni sociali, in
particolare dei giovani ed i sistemi organizzati di risposta; ci si
interroga sulle forme dell’impegno volontario ed è
proprio su quest’ultimo aspetto che cercheremo di soffermare la nostra
attenzione in questa giornata.
A questa mia relazione seguirà una tavola rotonda coordinata
dall’amico Edmondo Soave, giornalista RAI, che ringrazio
vivamente per aver accettato il nostro invito; tavola rotonda che
vedrà la partecipazione dei soggetti attivi dell’associazionismo
lucano, a partire da Mario Sarli coordinatore del Forum
regionale del Terzo Settore, a Gianni Brienza dell’ARCI, ad
Angelo Iacobuzio dell’AGESCI, a Mario Sonnessa dell’Azione
Cattolica e Angela Risucci del WWF Basilicata; loro sono qui
per parlare di “Associazionismo e valori etici”; non per
una ricerca astratta e metafisica dei valori ma nel tentativo di
cogliere gli aspetti più significativi di
una discussione di grande rilievo sociale e di grande attualità
soprattutto per le giovani generazioni, per quello che loro esprimono,
per quelli che sono i loro valori, verificandoli e coniugandoli con
quelli tipici (il Vangelo, la democrazia, il lavoro) che sono il cuore
della nostra Associazione e si intrecciano con molti altri di tutta la
galassia dell’associazionismo.
Quindi un “Patto per la solidarietà”, nel
pieno riconoscimento dei diversi ruoli e funzioni, e della piena
autonomia delle organizzazioni del Terzo Settore, per
impiantare robuste e trasparenti relazioni, per riempire di contenuti
gli accordi, le dichiarazioni, le manifestazioni di stima reciproca e
per rispondere insieme ai problemi, alle difficoltà e valorizzare, in
tal modo, le potenzialità del nostro Paese e della nostra regione.
E’ chiaro che questo primo appuntamento non esaurisce tutta la
complessa problematica legata a questo variegato mondo, ma traccia un
primo solco nell’agenda di lavoro ed individua obiettivi per stabilire
convergenze significative ed intese
operative su alcuni punti:
1. Una
nuova rete di stato sociale;
2.
Una seria politica di valorizzazione della
risorsa volontariato e la collaborazione tra soggetti pubblici e
privati per incrementare e diffondere la
cultura dell’accoglienza e della solidarietà;
3.
Una fase nuova di concertazione e negoziato
tra governo e terzo settore.
In merito al primo punto, la nuova rete di stato sociale da costruire
dovrà avere maggiore incisività nella società civile sia in termini di
prestazioni erogate che di opportunità
offerte ai cittadini; una rete mista dove lo Stato sia più forte, ma
la funzione pubblica non può rimanere ristretta entro i confini della
pubblica amministrazione e quindi la costruzione di un nuovo Welfare
municipale e comunitario richiede una politica globale di
ristrutturazione dei servizi pubblici e di sostegno alla crescita del
Terzo Settore che nulla ha a che fare con il semplice meccanismo
sostitutivo delle prestazioni pubbliche o con una politica
indiscriminata dei tagli di bilancio e di privatizzazione strisciante
dei servizi.
Purtroppo, proprio questa legge finanziaria che il Parlamento sta
approvando in queste ore evidenzia elementi
di forte perplessità che portano ad una valutazione alquanto critica
da parte del mondo dell’associazionismo.
Riteniamo grave, ad esempio, il trattamento a “senso unico” nei
confronti di Regioni ed Enti locali: occorre
infatti distinguere in base alle esigenze e alle reali
necessità di ciascun Ente e ciascuna Regione. E ciò è tanto più grave
nel mezzogiorno, strutturalmente più debole, con esigenze sociali
maggiori e più penalizzato anche nelle politiche
di incentivazione dello sviluppo.
Cosi come è evidente che, nonostante
qualche soldo individuato in questa finanziaria, la legge 328 (la
legge di riforma del sistema di protezione sociale) rischia di
ricevere un colpo definitivo se non supportata da manovre di tipo
regionale e locale.
Siamo anche perplessi circa la sostenibilità della manovra affidata ad
interventi di concordato o condono fiscale e a provvedimenti “una
tantum” per i quali siamo fermamente
contrari.
Relativamente al secondo punto, va definita
una vera e propria politica di sostegno alla crescita e qualificazione
del terzo settore; ad esempio occorre estendere anche alle imprese
sociali le agevolazioni e gli incentivi già previsti per le piccole e
medie imprese; vanno promossi i meccanismi di accreditamento e di
controllo di qualità delle imprese non profit.
Tutto ciò può contribuire concretamente alla creazione di una maggiore
offerta di servizi, di maggiore occupazione, di maggiore trasparenza
del mercato del lavoro.
In merito al terzo punto: una fase nuova di concertazione e
negoziato tra governo e Terzo Settore, bisogna subito dire che
alla Conferenza Nazionale del Volontariato, svoltasi ad Arezzo dall’11
al 13 ottobre scorso, vi sono state
scintille tra i vertici del forum e il ministro del Welfare Maroni, a
causa di alcune dichiarazioni di quest’ultimo non proprio rassicuranti
sul futuro del mondo del volontariato; per fortuna qualche giorno dopo
è arrivato il chiarimento e una folta delegazione del forum è stata
ricevuta dal Ministro per “ricomporre” lo strappo.
In questa sede, proprio il nostro presidente Gigi Bobba si è
fatto garante della compattezza e dell’unità delle associazioni del
Forum, a condizione però - ha detto Bobba -, “che il governo
recuperi il tempo perduto e dia reale attenzione alle nostre richieste;
Vogliamo discutere di
effetti e ritardi nelle attuazioni di due leggi importanti come la 229
e la 328 (riforma sanitaria e servizi sociali), perché il diritto alla
salute o quello all’assistenza di anziani e disabili va garantito e
difeso nelle sue linee essenziali.
Oppure – ha continuato
Bobba – il governo vuole defiscalizzare le donazioni?
Bene! Cominci a trattare le associazioni come i partiti, per i
quali è possibile detrarre fino a centomila Euro di donazioni e non
soltanto duemila, come per le Onlus”.
E’ chiaro quindi che le questioni sono complesse e numerose e noi
auspichiamo che proprio in questa legge finanziaria, come dicevo
prima, ci possano essere segnali concreti.
1. Occorre varare
un’efficace programma di lotta alla povertà ed ai processi
di esclusione sociale fondato sul
consolidamento del “Fondo Sociale” avviato dai precedenti governi
dell’ulivo;
2.
va esteso l’uso della leva fiscale per
implementare la domanda dei servizi;
3.
è necessaria una nuova regolamentazione del
sistema di gare per l’affidamento dei servizi da parte delle
amministrazioni locali; il sistema non può essere più incentrato
esclusivamente sul criterio del massimo ribasso, che è il principale
veicolo della dequalificazione del lavoro nei servizi sociali.
Al governo, alle regioni ed alle amministrazioni locali chiediamo
semplicemente un’azione di sostegno e di
indirizzo perché queste nostre proposte possano essere considerate e
di questo si possa avere riscontro, magari attraverso il lancio di
alcuni grandi progetti civili che possano coinvolgere l’intero tessuto
democratico nazionale, con una grande mobilitazione delle
organizzazioni sociali insieme agli enti locali per stimolare la
creazione di lavoro e di impresa in questo settore.
IL NOSTRO RUOLO
E
noi delle Acli, in questo contesto, chi
siamo?!
Come può essere rafforzato il nostro ruolo all’interno della società
civile!
Come possono, i nostri giovani e i nostri adulti, diventare
protagonisti del domani!
Ho ringraziato prima Edmondo Soave e gli amici delle associazioni
regionali, nondimeno debbo ringraziare gli
altri ospiti delle Acli delle regioni a noi vicine cominciando da
Pasquale Orlando presidente regionale Acli Campania ed anche
responsabile Acli Mezzogiorno, Giacomo De Donno presidente
delle Acli Puglia (un imprevisto, invece, ha trattenuto l’amico
Carmelo Moscato che non potrà partecipare ai nostri lavori ma lo
salutiamo fraternamente).
Con loro e con i nostri presidenti provinciali Salvatore Faraco
e Gaetano Carriero parleremo nel
pomeriggio delle strategie di sviluppo delle Acli nelle regioni
meridionali con l’intento di dare alla nostra Associazione una comune
connotazione, sebbene in ambiti geografici e territoriali diversi,
organizzare i servizi con regole comuni e concertate, rendere più
visibile la nostra azione interregionale, creare un coordinamento nel
mezzogiorno per progetti specifici o per grandi obiettivi condivisi.
Sulle Acli del mezzogiorno, quindi, un documento congiunto, una carta
delle questioni, ma anche un inventario delle risorse umane e delle
idee, questo consegneremo a Vincenzo
Menna, della presidenza nazionale delle Acli e responsabile
dell’Area Sviluppo Associativo e Tesseramenti, che è qui con noi non
soltanto per concludere i lavori ma per ribadire la stima e
l’attenzione della presidenza nazionale per questa piccola nostra
realtà.
Sono trascorsi due anni dal congresso di Bruxelles dove abbiamo
ribadito la nostra volontà di “Osare il
futuro” e andare avanti. Basterebbe dire che
eravamo nell’anno del grande Giubileo per renderci conto di
quanto tempo sia passato e di come il mondo, in questi due anni, sia
cambiato.
In particolare, eventi come quelli dell’11
settembre e del conflitto senza fine in Terra Santa, hanno segnato la
vita di tutti noi.
Ed anche noi aclisti siamo, oggi, da una parte più
preoccupati e dall’altra ancor più motivati a far valere le
ragioni della democrazia e la cultura della società aperta
all’integrazione.
Ci troviamo dunque davanti a trasformazioni che investono la società,
la cultura, l’economia e la politica. Con la trilogia sulla
globalizzazione, nei convegni di studi che si sono succeduti per
quattro anni a Vallombrosa, ci siamo fortemente interrogati e abbiamo
potuto cogliere quanto i mutamenti economici e tecnologici stiano
cambiando il mondo, offrendo opportunità, ma producendo anche profondi
squilibri che ci interpellano sulla qualità
dello sviluppo e sulla giustizia sociale.
Stiamo passando da una modernità pesante ad una modernità
leggera, così come si passa dallo stato solido a
quello liquido.
Quindi anche le Acli hanno deciso a Bruxelles di diventare più leggere,
più giovani, più femminili, e… “in rete” e in questo trapasso di
civiltà tentiamo di dare all’Associazione una nuova
collocazione, consapevoli che solo
attraverso un grande investimento corale riusciamo a
ripensare la nostra organizzazione come un’esperienza che risulti
attraente, in grado di produrre senso, legame, capacità di ascoltare e
rispondere ai bisogni delle persone e a realizzare politiche
partecipate.
Un investimento serio e non ideologico, per
raccogliere la sfida dei nostri tempi e migliorare la qualità della
vita associativa.
Natalino Stringhini, nostro vice presidente nazionale, dice che
il futuro delle Acli abita nella Comunità delle persone e
nell’intreccio tra storie di popolo e storie personali; io aggiungerei
che tutto questo sarà possibile se saremo capaci di avvicinare nuovi
soggetti, operando attorno ai problemi come il lavoro, l’ambiente, le
politiche sociali ed assistenziali, la
scuola e la formazione.
LA CENTRALITA’ DELL’ASSOCIAZIONE
Per queste ragioni abbiamo scelto una conferenza
tematica, da un lato orientata alla proposta al mondo
dell’associazionismo, dall’altro protesa alla verifica e al rilancio
della vita associativa, che coinvolge, per sua natura, anche la
missione delle associazioni specifiche e dei servizi.
Una conferenza che, sulla linea della “centralità dell’associazione” e
verso una crescente integrazione con i servizi, punta allo sviluppo
associativo e cerca di leggere e reinventare le Acli a partire dalle
nuove generazioni.
Iniziamo quindi partendo dalle persone, valorizzando il loro
potenziale di idee, passioni, diversità; da
tutto ciò che per l’Associazione costituisce ricchezza e risorse e
significato del vincolo associativo.
Non una conferenza di tipo ingegneristico o di messa in discussione
degli assetti organizzativi che, tuttavia, dovranno subire qualche
processo di miglioramento, responsabilizzando
le persone più motivate e affiancandole alle persone più esperte per
un graduale passaggio del testimone; un legame di reciproco
accompagnamento della proposta associativa per coloro che non la
conoscono e dove ognuno impari dall’altro.
Questa conferenza non può avere quindi un effetto soltanto statutario
sulla nostra Associazione e sugli aclisti adulti ma deve essere uno
stimolo, un vero stimolo a lasciarci provocare dall’evento, senza
essere bravi predicatori solo quando ci rivolgiamo
agli altri; lasciarci provocare significa invece ascoltare e far posto
ai giovani, non avere atteggiamento di paternalismo o di sufficienza
associativa ma, al contrario, recuperare la capacità di ascolto e di
discussione con loro.
Noi delle Acli di Basilicata abbiamo predisposto sul territorio
regionale tanti piccoli laboratori di
ascolto e riflessione, sensori associativi di qualità che dovrebbero
affinare nel tempo la capacità della nostra associazione ad entrare in
sintonia con i soggetti e le voci che abitano il territorio.
Sul nostro territorio, in questi mesi, abbiamo agito come ascoltatori
attenti, cercando di sintonizzarci con le esigenze locali e lavorando
intensamente. Ne sono la prova le conferenze provinciali svolte e le
numerosissime manifestazioni, nate nelle due realtà provinciali per
iniziativa dei circoli e molto spesso accompagnate
dai livelli regionale e nazionale.
Nelle conferenze provinciali si è avuta un’effettiva ricerca che ha
prodotto sperimentazione e voglia di
associazionismo. Queste esperienze e questi desideri vanno promossi e
incoraggiati con percorsi formativi idonei di persone che
possano diventare poi patrimonio
dell’associazione.
Da sottolineare anche il buon lavoro delle
nostre associazioni specifiche, iniziando dall’U.S. Acli
che sicuramente ha una presenza giovanile robusta, ma anche il
CTA, Acliterra, la Lega Consumatori,
AnniVerdi, l’UNASP, l’ENAIP,
hanno promosso un buon lavoro sul territorio.
Il congresso di Bruxelles ha individuato gli strumenti per
l’integrazione di sistema, il processo è stato avviato con
l’introduzione del COSIS e con la figura del segretario generale (ringraziamo
il Dr. Vito
Intino, nostro segretario generale, per la sua partecipazione
a questa nostra iniziativa).
Così pure sono da sottolineare le
competenze che il nostro servizio di Patronato ha
sviluppato in termini di promozione, tutela, garanzia dei diritti di
tanti cittadini che si trovano esposti alla marginalità e al bisogno,
così come nel CAF sta crescendo una presenza di
operatori giovani che, grazie al servizio, acquisiscono
professionalità e vengono a contatto con le diversità sociali ed
economiche della nostra regione.
Va infine ricordato il lavoro che le due province stanno facendo sul
servizio civile e volontariato che, attraverso il progetto EUTERPE
delle Acli nazionali, consentirà di dare occupazione per un anno ad
una ventina di ragazze che hanno fatto domanda per il servizio civile
volontario.
Così come non si può sottacere il lavoro fatto per la raccolta delle
firme relative alla Petizione Popolare
per la Flessibilità Sostenibile questa grande battaglia ingaggiata
dalla Acli per un nuovo codice dei diritti del lavoro e per nuove
forme di tutela, promozione e protezione dei lavoratori; il 24 ottobre
scorso sono state consegnate le centomila firme previste al presidente
della Camera On. Casini, con grande soddisfazione dei nostri dirigenti
nazionali, ma grazie soprattutto alle realtà territoriali fra cui
anche la Basilicata.
Ho il dovere di essere sintetico per non
annoiare e soprattutto per lasciare il giusto spazio ai numerosi
ospiti che hanno voluto onorare questi nostri lavori, quindi mi avvio
alla conclusione con un’ultima sintetica considerazione.
I nostri circoli, i nostri recapiti di servizio e quant’altro devono
essere considerati come luoghi di “socialità ed appuntamenti
educativi”, come ambiti di relazione in cui si
estrinsecano le diverse forme delle Acli
sul territorio. Il nostro radicamento territoriale è
significativo ma c’è il rischio che i
luoghi siano vissuti come spazi formali, angusti, abitati da persone
prevalentemente dedite a gestire e trattare questioni operative.
Noi invece gradiremmo che i luoghi delle Acli diventino spazi
di espressione della creatività delle
persone, esperienze di piacevolezza per giovani e adulti, occasioni di
vivere il tempo della festa e quello quotidiano in maniera ricca e
significativa. I nostri luoghi possono offrire opportunità
di incontro e dialogo e consentire la
nascita di esperienze significative e condivise.
Lo sport (U.S.Acli), il turismo responsabile (CTA), l’ambiente e la
natura (AnniVerdi), la formazione professionale e politica (ENAIP),
l’impegno per l’intercultura e l’accoglienza degli immigrati, possono
diventare altrettanto spazi aperti alla costruzione di nuove forme di
solidarietà sociale.
Questa la nostra “mission”!
Solo in questo modo saremo veri attuatori del messaggio del Santo
Padre: “Solo il Vangelo fa nuove le Acli”; si tratta
cioè di non perdere mai come Associazione
la capacità di vivere la fede in un mondo che cambia e che chiede
anche a noi una continua conversione.
E proprio le parole del Santo Padre
continueranno ad illuminare il mandato delle Acli per il futuro,
facendo sentire i nostri giovani e i nostri adulti “Sentinelle del
nuovo millennio”.
Giulio Sarli
PRESIDENTE
DELLE ACLI DI BASILICATA